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Durante la prima ondata della pandemia di coronavirus giunta in Europa nello scorso febbraio, la Grecia si era contraddistinta per essere riuscita a contenere in modo estremamente efficace la diffusione del patogeno. Nonostante le ancora attuali criticità economiche che avevano sottoposto a sfide maggiori rispetto al resto d’Europa la popolazione e nonostante un sistema sanitario vessato dai tagli degli scorsi anni, Atene si era comportata in modo esemplare. Lo stesso premier del Paese, Kiriakos Mitsotakis, aveva ricevuto i complimenti non soltanto dei maggiori osservatori internazionali ma anche dei propri avversari, con le diatribe politiche che nei mesi primaverili si erano limitate alle misure di intervento economico in sostegno della crisi.

Questa volta, però, qualcosa è andato diversamente. Come riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel, i morti nel Paese hanno sfondato la quota di mille persone e il tasso di occupazione delle terapie intensive nel Paese supera l’ottante per cento della capienza. Gli ospedali sono pieni, le ambulanze continuamente impegnate e i letti di massima assistenza sanitaria non rimangono mai liberi per un’intera giornata. E tra tutte le città della penisola ellenica, la più vessata risulta al momento essere la seconda per popolazione del Paese, la storica Tessalonica, ovvero Salonicco.

Un sistema sanitario allo sbando

Che la Grecia possieda un sistema sanitario eccessivamente vessato dai tagli che si sono messi in campo negli scorsi anni nell’ottemperanza del piano di rientro dal sovra-indebitamento è una conoscenza di pubblico dominio. Già nella scorsa primavera erano state sollevate le medesime perplessità, sebbene in quella situazione l’aver utilizzato la strategia del lockdown anticipatamente rispetto al resto d’Europa (quando, ancora, i morti accertati erano meno di una ventina) aveva giocato un ruolo di primo piano. Questa volta, invece, il governo del Paese pare essere caduto nella stessa trappola nella quale sono incappate anche la Francia, la Spagna e l’Italia: un eccessivo allentamento delle restrizioni e delle preoccupazione nel periodo estivo. In parte per tutelare l’economia e, in parte, per la speranza di aver superato la fase più acuta della crisi. Ed è stato proprio a causa di tutto questo che la Grecia si è trovata impreparata nell’affrontare una seconda ondata della pandemia chiaramente più devastante della prima.

Senza personale medico adeguato a offrire assistenza a tutti i malati e senza un sistema sanitario in grado di accogliere tutti coloro che necessitano di cure aggiuntive la luce in fondo al tunnel sembra ancora troppo lontana. I bassi salari garantiti al personale medico hanno negli anni incentivato la “fuga di cervelli“, lasciando Atene sprovvista delle risorse umane necessarie per far fronte al dramma sanitario odierno. E in questa situazione, purtroppo, impossibile non immaginare quante vite si sarebbero potute salvare se i tagli degli scorsi anni fossero stati meno invasivi; o se nell’estate ci si fosse attrezzati in maniera più capillare.

Salonicco: le porte dell’inferno

Come sottolineato nei precedenti passaggi, la città più colpita della Grecia da questa seconda ondata della pandemia di coronavirus è Salonicco. Principale porto del Paese, importante meta turistica e – negli ultimi anni – fondamentale polo universitario della regione, la città della Macedonia centrale si è ritrovata a fare i conti con una situazione fuori controllo. In parte a causa di minori restrizioni rispetto alla scorsa primavera e in parte a causa di un comportamento non più così accorto come negli scorsi mesi da parte della popolazione, il debole apparato sanitario della regione ha già raggiunto il punto di collasso. Il problema, però, risiede nel non sostanziale miglioramento della situazione che potrebbe dunque ancora peggiorare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

In questo scenario, concludendo, appare dunque chiaro come il Paese non sia riuscito a fare i conti con una situazione profetizzata però purtroppo già nella scorsa estate e che non ha portato, tuttavia, all’attuazione di quelle misure necessarie per contrastare la seconda ondata. Una storia non differente da quella di molti altri Paesi (tra i quali la nostra Italia) ma che chiarifica ancora una volta come, con qualche accortezza aggiuntiva, si sarebbero potute scongiurare molte complicazioni. E soprattutto, si sarebbero potute evitare molte morti che, giorno dopo giorno, rendono il bilancio della pandemia in Europa sempre più drammatico.